my piercings
At A Glance
Author nick
Contact nick@bme.anon
When Three months ago
Artist Luca
Studio Tattoo&piercingplanet
Location italy
A trent'anni mi sono lasciato sedurre dal desiderio di piercing. Complice la cultura sadomaso gay, ma anche l'esigenza di stabilire un rapporto diverso col mio corpo. Non è facile infatti sintetizzare le motivazioni razionali e non che spingono alla scelta di farsi forare, di fatto in rapida successione, ad intervallo di un solo mese, mi son fatto praticare un piercing al capezzolo sinistro e poi il mitico prince albert. L'aspirazione a definire un rapporto diverso con il proprio corpo è già una buona motivazione per un piercing, la scelta di una sessualità non convenzionale per la quale piacere e dolore sono componenti concorrenti, è una potente motivazione.

Dopo aver deciso di passare ai fatti, mi sono messo alla ricerca di uno studio che mi garantisse non solo sotto il profilo igienico (standard minimo), ma soprattutto dal punto di vista psicologico (standard massimo). Se infatti questa è un'esperienza non seriale, strategica è la figura del piercer. Alla fine ho trovato in Luca di Tattoo & Piercing Planet il piercer perfetto, non solo per la componente tecnica, ma per quella naturale sympatheia che trasforma l'atto della foratura in trasmissione di sensazioni uniche. Ho avvertito subito che con Luca si potevano realizzare tutte quelle condizioni che mi avrebbero consentito di fare di un piercing un'esperienza globale.

Fissato così l'appuntamento per l'esecuzione, restava solo l'indecisione circa il punto da forare. Oscillavo infatti tra il desiderio di un navel o di un nipple, forse per la sotterranea paura del primo foro proprio al capezzolo. Luca non appariva disposto ad aiutarmi, con la sua professione di non influenza, e, quando alla fine mi sono deciso per il nipple sinistro, sanzionava la decisione come giusta e l'accompagnava con un ironico sorriso di compiacimento. Salire sul soppalco adibito a sala piercing, scoprire il torace per farsi marcare nei punti di ingresso e uscita dell'ago, quindi sdraiarsi sul lettino per ricevere l'ago sono tutti momenti che mi restano ben scanditi nella mente, come mi resta impressa l'accelerazione parossistica del battito cardiaco rilevata anche dal piercer. Quando ormai anche il capezzolo era stato imprigionato dalla morsa del clamps, riuscivo solo a concentrarmi sulle prossime mosse di Luca di cui immaginavo le mani guantate di lattice alle pre se con l'ago. Dopo essere stato invitato a espirare e ad inspirare profondamente, al terzo moto di inspirazione sento rapido e deciso il passaggio dell'ago, senza particolari sensazioni di dolore, presto superate però dall'inserimento del barbell che mi dà la percezione dello squarciarsi del tessuto in una successione di emozioni vorticose. Dolore sì, ma anche un sottile e diffuso piacere.

Aperta con successo la strada dei piercing, più forte era diventato il desiderio di un prince albert, forse il vero obiettivo di tutta la mia ricerca. Si sa, anche in presenza di grande disinibizione, si esita a mettere da subito i propri genitali alla mercé di un ago. Per me il problema era risolto e quindi potevo passare ai fatti. L'atmosfera del secondo piercing si è rivelata subito diversa: Luca dava l'impressione di una certa cautela, finito il tatuaggio di turno, nello studio non era rimasto nessuno, anzi la porta era stata chiusa dall'interno per evitare ogni tipo d'interferenza. Nel complesso mi sentivo più tranquillo sapendo quel che mi aspettava. Fatti i preparativi di rito, ero di nuovo là sul lettino con il pene ritagliato in un telo chirurgico, pronto a ricevere il nuovo barbell. Tentavo di non concentrarmi troppo sulle dinamiche dell'intervento, sentivo il glande denudato tra le dita di lattice dei guanti, una leggera contrazione nervosa della gamba destra tr adiva la mia emozione e impensieriva il piercer, ma alla fine solo un'insistente sensazione pruriginosa mi faceva intuire l'ago. Il prince albert era tutto là: un foro a margine del frenulo da dove passava la barretta per riemergere dal meato dell'uretra. Un piccolo capolavoro in un pene ferito e traumatizzato con il contrasto tra il rosa della carne e il luccichio del titanio. Della vertigine adrenalinica provata restava il sudore di cui avevo letteralmente inzuppato il telo e secrezioni di smegma che già mi bagnavano il barbell. Il sangue è venuto dopo, in serata, a fiotti mentre urinavo, ma è durato lo spazio di 24 ore, come pure il timore di aver commesso un errore.

Ora da neofita sto metabolizzando la gamma di nuove percezioni: l'estraneità dei corpi metallici sembra annullarsi nella tensione tissutale che provocano ad ogni contatto tattile, la stessa aderenza al corpo li assimila e li interiorizza. Ho iniziato anche a giocarci e avverto chiara una sensazione che dilata e amplifica la sensibilità di quelle zone e coinvolge tutto il corpo. E' bello vedere il proprio corpo attraversato dal metallo, è anche bello registrare prima la perplessità poi il coinvolgimento di quanti hanno la ventura di farne conoscenza. Per intanto posso considerare raggiunto l'obiettivo, crescendo non sono esclusi altri capitoli.


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