il mio primo lorum (e come lo ho perso)
At A Glance
Author ares001
Contact ares001@bme.anon
When A month ago
Artist Ale
Location Roma (Italy)
Quando ho deciso di farmi un lorum (sebbene il mio piercer lo chiamasse "scrotal"), ero a letto, di sera. Una di quelle decisioni che ti tolgono il sonno: lo voglio, lo voglio. Voglio bucarmi con un ago d'acciaio la pelle del cazzo; mi spaventa, ma è una mia libera decisione e la determinazione di affrontare il dolore m'inorgoglisce, mi fa migliore, mi fa crescere: mi rende sempre più determinato.

Fino ad allora (ma anche ora, purtroppo...) avevo un piercing al labbro ed uno al capezzolo, da 1,6 mm. Niente di straordinario. Poi ho visto il lorum proprio sulle pagine di BME, per la prima volta, e me ne sono innamorato, per la curiosità delle sensazioni che mi avrebbe procurato e per l'aspetto, che penso conferisca ai genitali quasi un'"espressione": già le vedevo, le palline, uscire a distanza di un paio di centimetri dalla pelle tra cazzo e palle!

Ne parlo al mio piercer, Ale, un ragazzo che lavora in uno studio ed anche a casa, per gli amici; è un vecchio lettore di BME, è fissato con l'igiene (segue tutti i vostri consigli!) ed ora s'interessa allo scaring. Non avevo mai avuto motivo di lamentarmi del suo lavoro, finora...
Così, una mattina, io, la mia ragazza Ro e sua sorella Irene prendiamo coraggio e andiamo a casa di Ale per fare il mio lorum, un capezzolo e un labbro.
La stanza trasuda pulizia. Ale ispira fiducia, guidando le operazioni quasi con prepotenza: qui comanda lui. Va bene, ci mettiamo nelle sue mani. Sceglie una colonna sonora appropriata: musica techno (non da rave, sottolinea Ale...). Vanno prima Ro e Ire, una dopo l'altra, come in una catena di montaggio...ecco, avrei voluto che ci pierciasse tutti contemporaneamente, come in un rito, per unirci nell'estasi di un dolore simile...penso che sappiate a cosa mi riferisco!

Comunque sia, viene il mio turno. Mi fa distendere sul suo letto, un materasso appoggiato per terra (una volta aveva un lettino apposito!), con le braghe calate. Mentre mi tiro su il pisello, lui prende le misure e mi marchia col pennarello. Dal suo ripiano da chirurgo modello prende la pinza, vi lega l'elastico e controlla la pressione dello strumento sull'incavo tra pollice e indice. Comincio a non guardare più. Appoggia la pinza e comincio a sentire dolore. Prende l'ago, adrenalina che si fonde alla paura; lui mi guarda, attirando completamente la mia attenzione con gli occhi; senza dire una parola, mi invita in modo espressivo a respirare in maniera ritmica e profonda. Mi mostra l'ago, rigorosamente chiuso nella sua busta sterile, perché io possa verificarlo. Mi sta mostrando lo strumento del rito, ma un po' mi scarica addosso la responsabilità di ciò che sta per fare, dimettendo le vesti di "master" e richiamandomi alla mia lucida volontà.
Chiudo gli occhi e mi abbandono: l'acciaio trapassa un piccolo strato di pelle che credevo pressoché insensibile, ed è come se iniettasse un fuoco breve e improvviso all'interno di tutto il pene.

Il resto è noto a tutti: lo stordimento, il piacere; la testa gira quando provi ad alzarti troppo presto. Eccolo lì, il tuo nuovo piercing!
La guarigione è tranquillissima: poca infezione, zero fastidio. Quando esco voglio subito dirlo a tutti...

I problemi cominciano quando cambio il gioiello: tolgo il cerchietto che avevo all'inizio (da 1,6) e metto una barretta (stessa misura). Non me ne accorgo subito, ma le sferette, negli inevitabili movimenti che la barra fa in un posto così particolare, scavano la pelle al centro. Metto una barretta ancora più corta, finché il buco è ormai ridotto ad una striscia larga mezzo centimetro e sottile un millimetro circa. Non sapevo che fare, quindi lo ho levato, per evitare improvvise e indesiderate scene splatter! Poi la pelle si è distaccata, come morta, lasciando una cicatrice che è scomparsa quasi del tutto dopo poco.

Perché, mi sono chiesto? Perché ho perso il segno di un'esperienza così unica, un piercing insolito che amavo tanto (e che avrebbe suscitato la curiosità delle ragazze, come sosteneva un mio amico)? Forse perché ho messo la barretta: ma ne ho viste tante, in quel punto, proprio su BME...
Credo che il buco fosse troppo superficiale (sin dall'inizio si intuiva la sottigliezza dello strato di pelle), nonché troppo in basso, sullo scroto (ecco perché Ale, appena fatto li buco, anche per mascherare la sua ignoranza al riguardo, lo aveva chiamato scrotal!).
Dunque consiglio a tutti di controllare il proprio piercer mentre prende le misure, sebbene questo andrebbe fatto in un momento in cui si ha la testa altrove...penso sia bene farlo anche in relazione alle dimensioni ed alla posizione del gioiello che si vuole indossare (al labbro non posso mettere un cerchietto, che poi era quello che volevo, perché è troppo in alto, proprio sul bordo del labbro). Se volete evitare un'esperienza spiacevole e deludente...


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